Giorgio Pasolini, artista bergamasco eclettico e di grande originalità che a partire dagli anni ’80 ha superato i confini della pittura tradizionale e sperimentando l’uso di elementi eterogenei e materiali plastici, torna in città con la personale «Storie – il racconto della materia». Una mostra che sarà inaugurata oggi alle 18 allo Spazio cento4 in via Borgo Palazzo 104L, a Bergamo, con ingresso libero.
​Con le sue opere Pasolini si propone di «scuotere le percezioni ordinarie e di guidare l’osservatore verso una nuova consapevolezza sensoriale ed esistenziale». Un percorso, come lo ha definito il critico d’arte Andrea Barretta, in cui pittura e scultura si fondono in un unico linguaggio, libero e stratificato, e dove la materia diviene veicolo di verità, poesia e sintesi formale.
​«Mi piace provare strade diverse – afferma l’autore – ma ci tengo che chi guarda un mio lavoro dica sì, questo è proprio Giorgio. Penso che non bisogna farsi condizionare troppo dal mercato ma seguire le proprie idee». Nella sua ricerca artistica la tela diviene corpo vivo, un campo di tensioni grazie a un’indagine costante sui materiali, in cui l’accumulo diviene traccia del passare del tempo e di una pratica in continua variazione. Così in una stessa opera possiamo trovare accostate plastiche, pigmenti puri, carte e sostanze organiche che formano strutture dense e articolate.
​«Le mie opere dialogano col pubblico e prendono spunto dalla realtà di tutti i giorni – racconta l’artista -. Per me la bellezza dell’arte risiede nella novità di una proposta sconosciuta al fruitore e guidata da una sensibilità autentica. La mescolanza tra materia e elemento concettuale rappresenta un esperimento continuo che esalta la potenza visiva dell’opera stessa. Non mi divertirei mai nella stasi. L’arte per me è un processo vivo, figlio di una consapevolezza quasi chirurgica sulla distanza che separa chi crea dal resto del mondo. L’opera che creo non offre comodità né compiacimenti, ma scuote proiettando lo sguardo dello spettatore oltre l’orizzonte attuale. Il mio intento è la ricerca continua e ogni mia opera rappresenta un’idea che prende forma, una propria visione messa a nudo. Penso che la vera magia dell’arte stia nel cambiamento che avviene in chi guarda l’opera. L’arte aiuta l’uomo ad aprire gli occhi e a cambiare visione del mondo».
​Daniela Picciolo
L’ECO DI BERGAMO – SABATO 5 SETTEMBRE 2026

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