Pasolini Giorgio
Giorgio Pasolini sviluppa la sua ricerca visiva come un atto di scavo nella materia quotidiana. Le sue opere nascono dall’incontro fra carta da catalogo, vernice e colla, materiali umili che nelle sue mani diventano superfici vive, stratificate, quasi palinsesti emotivi. Pasolini non cerca la perfezione formale: preferisce l’imperfezione che racconta, la fibra che resiste, il colore che si insinua tra le pieghe come un pensiero ostinato.
Il suo processo è lento, meditativo. Ritaglia, sovrappone, incolla, poi cancella e ricostruisce, come se ogni gesto fosse un tentativo di trattenere ciò che normalmente scivola via. La carta da catalogo, con le sue immagini preesistenti, diventa un terreno di dialogo: Pasolini la trasforma, la contraddice, la reinventa, lasciando emergere nuove narrazioni che non erano previste.
La sua poetica si muove tra memoria e metamorfosi. Le opere sembrano conservare tracce di qualcosa che è stato, ma allo stesso tempo aprono spiragli verso ciò che potrebbe essere. La vernice sigilla e protegge, la colla lega e stratifica, mentre la carta respira sotto la superficie, come un organismo che continua a mutare.
Giorgio Pasolini costruisce così un linguaggio personale, fatto di frammenti che si ricompongono in un equilibrio sempre provvisorio. Le sue composizioni invitano a guardare più a lungo, a lasciarsi attrarre dalle minuzie, a scoprire che anche il materiale più semplice può diventare un luogo di rivelazione.
